Impianti Elettrici civili -industriali

sabato 3 ottobre 2009

Fotovoltaico: Affrettatevi gli incentivi non durano per sempre!!

Fotovoltaico: operatori chiedono taglio incentivi fino al 20% dopo 2010
di Luca Salvioli

Gli addetti ai lavori ne parlano da qualche mese. Il Conto energia, l'incentivo statale che ha favorito la forte crescita del fotovoltaico in Italia negli ultimi due anni, non durerà in eterno. A questa velocità il tetto di 1.200 MW installati verrà raggiunto entro la fine del 2010. E dopo? Sulla rimodulazione delle tariffe aleggia lo spettro spagnolo. Un esempio dal quale stare alla larga. Nel 2008 la Spagna ha incentivato il 42% del fotovoltaico mondiale grazie a una tariffa generosissima ed è diventato il secondo Paese al mondo come potenza installata, dopo la Germania e prima di Giappone, Stati Uniti e Italia. A fine anno, vista la situazione economica, Zapatero ha però dovuto dato un taglio drastico facendo scoppiare la bolla e lasciando a casa migliaia di impiegati nel settore. «Stiamo programmando di ridurre gli incentivi in maniera graduale - ha detto durante a margine del primo giorno dell'Energy summit organizzato dal Sole 24 Ore il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia - per evitare il trauma spagnolo». Le associazioni sono d'accordo, un po' per la crescente economicità degli impianti un po' per evitare fenomeni speculativi.
Confindustria Anie-Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane) ha fatto una proposta per il Conto energia dopo il 2010 nel giorno conclusivo dell'Energy summit: un nuovo regime tariffario con una validità di cinque anni (2011-2015). Oltre a innalzare il limite di potenza incentivabile ad almeno 7.000 MW (dagli attuali 1.200 MW), prevede la possibilità di riformulare la suddivisione per 5 classi di potenza (oggi sono 3) e di adottare due tipologie di impianti: a terra e su edifici. Il taglio dell'incentivo, a seconda delle classi di potenza, sarebbe compreso tra il 5 e il 20%. Dal 2012 fino al 2015 le tariffe potrebbero poi subire una ulteriore riduzione annua pari al 5%. «Bisogna iniziare a pensare a una via d'uscita dagli incentivi - ha spiegato Gert Gremes, presidente del Gifi - ma un sostegno ci serve ancora, per evitare che la nostra industria, nata da appena due anni, si fermi». L'obiettivo è il raggiungimento della grid parity, ovvero il momento in cui l'energia prodotta con il Sole costerà come quella di origine fossile, che secondo Gremes sarà raggiunto «entro 5-7 anni».

Sul sito di Gifi si trovano ulteriori dettagli. Secondo uno studio realizzato dall'associazione con l'università di Padova il regime tariffario proposto garantirebbe l'installazione di 15mila MW di impianti fotovoltaici al 2020 e la creazione, lungo tutta la filiera, di almeno 90mila posti di lavoro. L'incentivazione, inoltre, assicurerebbe entrate nelle casse dello Stato per 521 milioni di euro come Iva sugli investimenti dell'industria da sommare ai 156 milioni di euro risparmiati per le emissioni nocive di CO2 evitate.

30 settembre 2009

fonte dell'argomento : il sole 24 ore

martedì 29 settembre 2009

LA TV DIGITALE TERRESTRE



LA TV DIGITALE TERRESTRE
La TV digitale terrestre - in sigla T-DVB (terrestrial Digital Video Broadcasting) - utilizza un innovativo sistema di diffusione del segnale televisivo in formato digitale, che permette di ricevere i programmi digitali attraverso la normale antenna televisiva.
La transizione dalla TV analogica a quella digitale coinvolgerà progressivamente gli oltre 20 milioni di abitazioni e 50 milioni di apparecchi televisivi del nostro Paese.

I vantaggi della TV digitale terrestre.
Per gli utenti i principali benefici derivanti dall'introduzione della televisione digitale terrestre sono:
• un maggior numero di programmi disponibili (almeno il quintuplo di quelli attuali);
• una migliore qualità immagine/audio: la trasmissione digitale rispetto a quella analogica è particolarmente robusta ai disturbi quali echi, interferenze, ecc.;
• possibilità di partecipazione attiva e immediata ai programmi televisivi (espressione di preferenze, selezione di prodotti, ecc.) con semplici azioni sul telecomando, invece che con l'effettuazione di telefonate o l'invio di SMS;
• la possibilità di usare il mezzo televisivo per l'utilizzo di servizi di informazione e di pubblica utilità ora accessibili solo con mezzi più complessi (ad esempio, PC domestico collegato a Internet);
• un minore inquinamento elettromagnetico: il segnale di trasmissione della televisione digitale terrestre richiede potenze di trasmissione inferiori rispetto a quella analogica.

Come vedere la TV digitale terrestre?





E' sufficiente collegare al proprio televisore tradizionale un'apparecchiatura di adattamento detta decoder, o set top box. Al decoder va collegata la presa d'antenna e il televisore mediante la presa SCART (la presa analoga a quella usata per collegare il videoregistratore e il decoder satellitare). Nella maggioranza dei casi non occorre cambiare la propria antenna di ricezione terrestre (l'antenna tradizionale). Infatti gli impianti di radioricezione per la televisione digitale terrestre sono identici a quelli usati per la ricezione analogica. Le attuali antenne (nelle bande III, IV e V) e la rete di distribuzione dalle antenne all'interno degli edifici con gli opportuni dispositivi intermedi (derivatori, partitori, amplificatori, miscelatori/demiscelatori, attenuatori, filtri, ecc.) sono adatte anche alla ricezione digitale. In qualche caso, tuttavia, potrebbe essere richiesto il montaggio di un'antenna supplementare, ad esempio quando non si dispone già di un'antenna nella banda su cui è irradiato il segnale digitale. Se sul vostro televisore notate che l’immagine si scompone o si blocca,
è necessario l’intervento dell’antennista che con un valido strumento verificherà la ricezione del segnale in antenna ,apportando possibili modifiche o sostituzioni parziali o integrali della vosra antenna.
La televione digitale terrestre è gratuita.
Come accade per la televisione analogica, oltre al canone TV non è necessario pagare alcun abbonamento. La TV digitale terrestre, in quanto sostitutiva dell'attuale TV analogica, sarà trasmessa per lo più "in chiaro" e quindi si potrà vedere gratuitamente. A partire dal gennaio 2005 sono stati attivati, anche, alcuni servizi a pagamento che permettono di vedere particolari eventi per mezzo di una carta prepagata da inserire nel decoder.
Ora, il primo passo da compiere è verificare se il nuovo segnale digitale è già disponibile nella propria area di residenza.

La Lombardia passerà definitivamente al digitale terrestre entro la fine del primo semestre 2010.

mercoledì 2 settembre 2009

Obama ha una nonna "solare"
"Sono molto contenta d'aver installato i pannelli solari e sono sicura che mio nipote lo saprà presto", ha detto la nonna più importante del mondo, rivelando che la su modesta abitazione di Kogelo, il villaggio rurale dove abita è oramai dotata di un sistema per la produzione di energia alternativa, non inquinante. E' stata Greenpeace ha illustrare i vantaggi dell'operazione a Mama Sarah, come viene affettuosamente chiamata nel villaggio la "first" nonna. Il gruppo ambientalista organizza dei corsi sulle fonti rinnovabili per i giovani africani.Dei pannelli solari sono stati installati anche sul tetto della scuola di Kogelo, che si chiama "Senatore Barack Obama".Sarah, 87 anni, terza sposa del nonno paterno del Presidente Obama, è oramai una celebrità nazionale in Kenya, da quando il nipote è andato a farle visita nel 2006 e da quando è stato eletto il villaggio di "Mama" è entrato a far parte dei giri turistici.Il governo keniano ha dichiarato Kogelo "sito d'interesse nazionale".

domenica 16 agosto 2009

IL PROTOCOLLO DI KYOTO

Il 16 febbraio 2005 è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto con l'obiettivo di fronteggiare la minaccia dell'effetto serra e dei cambiamenti climatici. Sottoscritto da 141 nazioni è un tentativo di conciliare gli interessi dell'ambiente con quelli dell'economia.

Il Protocollo di Kyoto è un trattato adottato dalla comunità internazionale nel 1997, nel corso della Terza Sessione della Conferenza delle Parti (COP) sul clima, istituita nell'ambito della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (UNFCCC). L'obiettivo è quello di rallentare il riscaldamento globale. Prende il nome dalla località giapponese, Kyoto, dove si è tenuto questo storico incontro.

Nel Protocollo di Kyoto sono indicati per i paesi dell'Annesso I gli impegni di riduzione delle emissione dei gas responsabili dell'effetto serra (anidride carbonica soprattutto). Più precisamente le Parti (i paesi industrializzati che hanno aderito alla Convenzione Quadro) dovranno, individualmente o congiuntamente, assicurare che le emissioni derivanti dalle attività umane globali vengano ridotte di almeno il 5% entro il 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990.

Il Protocollo di Kyoto prevede impegni di riduzione differenziati da paese a paese. All'interno dell'Unione Europea, che si è prefissa un obiettivo di riduzione della CO2 dell'8%, per l'Italia l'obiettivo si traduce in un impegno di riduzione del 6,5% delle emissioni. I paesi che hanno ratificato il Protocollo, al fine di raggiungere il loro obiettivo di riduzione, potranno avvalersi anche dei cosidetti "meccanismi flessibili": si tratta di misure quali l'Emission Trading (ET), il Clean Developement Mechanism (CDM) e la Joint Implementation (JM).

IL COSTO PER IL RITARDO SUGLI OBIETTIVI DI KYOTO



l costo del ritardo sugli obiettivi di Kyoto
L’Italia dal 1° gennaio 2008 ogni giorno accumula un debito di 3,6 milioni € (42 € al secondo) per il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto. Il contatore nel sito internet del Kyoto Club visualizza in tempo reale la crescita di questo debito.
L'Italia sta accumulando un debito di 3,6 milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all'obiettivo previsto dal Protocollo di Kyoto.

Per la precisione, sulla base delle prime stime delle emissioni climalteranti nel primo anno di conteggio, nel 2008 si è accumulato un debito di 1,3 miliardi di euro.
La crescita del debito (per ogni tonnellata di CO2 abbiamo stimato un prezzo di 20 €) si può visualizzare in tempo reale dal contatore presente nel sito del Kyoto Club (ad oggi un debito di 42 € al secondo).

Questo costo deriva dal divario di oltre 64 milioni di tonnellate di CO2 tra i valori del 2008 e il target di Kyoto. Va ricordato che nel periodo di adempimento 2008-2012, la quantità di emissioni assegnate all'Italia è pari a 483 Mt CO2 eq (-6,5% rispetto al 1990).

Per il quarto anno consecutivo le emissioni climalteranti italiane si sono ridotte, dopo essere arrivate nel 2004 ad un livello dell’11% superiore ai livelli del 1990. Nel 2008, in base alle nostre prime stime, esse sono state del 6% più alte rispetto al 1990. Il recupero degli ultimi anni deriva dall’aumentato prezzo dell’energia, da inverni poco rigidi, dall’arrivo della recessione e per finire dai primi risultati delle politiche di efficienza energetica e di incentivazione delle rinnovabili. E tutto fa pensare che anche il 2009, a seguito della crisi, vedrà un’ulteriore riduzione delle emissioni.

Malgrado il modesto calo delle emissioni degli ultimi anni, quella di Kyoto rimane un'emergenza pesante in termini economici, di immagine e di mancate opportunità. Paghiamo dieci anni di sottovalutazione del problema climatico e di una notevole superficialità rispetto all'entrata in vigore del Protocollo.
Poiché ogni ulteriore ritardo comporterà costi crescenti sarà fondamentale che le istituzioni mettano al centro delle politiche del paese la questione climatica, con conseguenti scelte oculate su efficienza energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili e trasporti.

venerdì 14 agosto 2009

PULMAN ECOLOGICI



In Norvegia gli autobus vanno con le acque reflue
pubblicato: venerdì 14 agosto 2009 da Marina in: Europa Risparmio energetico Acqua
In Norvegia, precisamente a Oslo, hanno deciso di impegnarsi molto seriamente non solo per abbattere le emissioni di C02, per migliorare i trasporti pubblici e per sganciarsi dalla dipendenza del petrolio, ma anche per assicurare uno sviluppo sostenibile in armonia con l’ambiente.

Insomma, la soluzione è stata trovata nelle acque reflue della città che andranno adalimentare gli autobus cittadini, 350 per l’esattezza, che dalla fine del 2010 useranno biometano ricavato da due impianti per il trattamento delle acque nere. Il metano sarà prodotto dal prossimo settembre. Ha detto Ole Jakob Johansen, manager del progetto:

Oslo mira ad essere una delle capitali più sostenibili al mondo sul piano ambientale. Usare biometano ha senso. Non soltanto infatti quello prodotto dalla rete fognaria andrebbe perso, ma la riduzione di emissioni calcolata per ogni bus sarà un passo nella lunga strada per le emissioni zero.

NUVOLE ARTIFICIALI PER SALVARE LA TERRA

Nuvole artificiali, scudo bianco che salverà la Terra
Studio danese: spariamole con i cannoni. Sistema ideato per riflettere i raggi solari e sconfiggere il "global warming"
Una flotta da combattimento climatico per dichiarare guerra al global warming. Millenovecento navi schierate sugli oceani per sparare raffiche di pulviscolo a 5 chilometri di altezza, in modo da seminare nuclei di condensazione capaci di far nascere nuvole. In questo modo, utilizzando l'umidità dei mari per favorire il processo, si può creare uno schermo contro le radiazioni solari, uno scudo per respingere al di là dell'atmosfera una parte del calore in entrata. L'idea, rilanciata ieri dal Times e dal Financial Times, porta la firma del Copenaghen Consensus Center, un think tank diretto da Bjorn Lomborg, il docente di statistica diventato famoso dopo aver scritto "L'ambientalista scettico". Secondo lo studio del Copenaghen Consensus Center, creare artificialmente le nuvole è meno costoso, in termini di riscaldamento evitato, delle politiche di riduzione delle emissioni che minano la stabilità del clima. Invece di riportare gli ecosistemi in equilibrio riducendo il peso dei fattori che li hanno sconvolti, e cioè tagliando i gas serra, il gruppo di Lomborg propone una cura basata sull'aumento dell'artificializzazione. La geoingegneria, figlia degli studi condotti durante la guerra fredda per modificare il tempo in territorio nemico, mira a prendere con la forza il controllo del clima non solo creando nuvole ma usando un intero arsenale di strumenti d'attacco. Ad esempio imbiancando le nubi esistenti, cioè spruzzando piccole gocce di acqua di mare nella parte bassa dell'atmosfera per modificare l'albedo delle nuvole, cioè la loro capacità di riflettere la luce solare. Oppure "fertilizzando" gli oceani con polvere di ferro, con iniezioni di azoto o con il rimescolamento delle acque profonde per far proliferare le alghe e catturare, grazie alla loro crescita, anidride carbonica. O ancora sparando grandi quantità di zolfo nell'atmosfera per simulare l'effetto di un'eruzione vulcanica che crea una nube di particelle in grado di schermare la radiazione solare.
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Ipotesi dal sapore di fantascienza che però si sono già trasformate in possibile business per le centinaia di aziende che hanno fiutato l'affare inventando una nuova specializzazione: l'ingegneria su scala planetaria. Una prospettiva che lascia perplessi i più autorevoli climatologi. Secondo Susan Salomon, dell'americana Noaa #National Oceanic and Atmospheric Administration#, "le proposte di geoingegneria comportano rischi consistenti". La maggior parte degli scienziati è convinta che i pericoli siano di gran lunga maggiori dei potenziali vantaggi: la fertilizzazione degli oceani, gli aerosol stratosferici, gli specchi orbitanti per riflettere la luce del sole sono tecniche non sperimentate che alterano in modo imprevedibile il funzionamento di sistemi complessi. Nel caso delle nuvole artificiali si può modificare la piovosità di aree critiche come l'Amazzonia, un ecosistema fondamentale per la sicurezza climatica. Nel caso della simulazione di un'eruzione vulcanica aumentano le piogge acide e si danneggia l'agricoltura. Le nuvole stesse costituiscono un elemento di incertezza perché la loro presenza può avere due conseguenze opposte: a una certa altezza respingono le radiazioni solari in arrivo raffreddando l'atmosfera, a una quota inferiore moltiplicano l'effetto serra. Sarebbero abbastanza alte quelle che si potrebbero creare con i "cannoni" che sparano le particelle addensanti? Vale la pena dirottare a questo scopo risorse destinate alla creazione di un sistema energetico più efficiente? Sul Bullettin of the atomic scientist Alan Robock, direttore del Centro per le previsioni ambientali della Rutgers University, ha pubblicato un'analisi titolata "Venti ragioni per cui la geoingegneria può essere una cattiva idea" elencando una serie di controindicazioni. La progressiva acidificazione degli oceani che non si può arrestare senza un drastico taglio delle emissioni di anidride carbonica, cioè senza abbattere l'uso dei combustibili fossili e la deforestazione. La distruzione da parte degli aerosol dello strato di ozono, un disastro che renderebbe inutili gli accordi di salvaguardia firmati a Montreal. L'impossibilità di tornare indietro una volta rotto l'equilibrio della natura.